Correre Settembre 2019

Corriere della sera del 01/05/2018

Gazzettino del 04/05/2018

JuliaJones.it: Profili di corsa: Stephanie Madsen

Mi sento sempre molto fortunata nel poter aiutare le persone a realizzare i propri sogni di corsa. La tipologia degli atleti che incontro sulla mia strada (lavorativa) è molto variegata. Alleno sia uomini che donne, italiani e stranieri (perché con internet si può viaggiare!), tutti con obiettivi diversi: correre più veloci, andare più lontano o, semplicemente,  imparare a muoversi senza farsi del male.

Le loro storie sono bellissime e mi sono persuasa che andavano raccontate. In  ‘Profili di corsa’ intervisterò i runner che alleno e proverò a raccontare un po’ della loro storia. Sono sicura che troverete ispirazione come accade a me tutti giorni.

La prima è Stephanie Madsen, un’americana che abita in Italia già da tempo. Lei è partita con  un progetto ambizioso: correre, nell’arco di un anno, una maratona in ognuno dei sette continenti!

Cosa ti ha ispirato ad iniziare il progetto di correre i sette continenti, ovvero, una maratona su ogni continente?

L’idea mi è venuta durante una corsa lunga della domenica. Avevo sentito parlare del Club dei Sette Continenti (una maratona su ogni continente) e che sarebbe stato una figata correre su ogni continente. Poi, ho pensato che sarebbe un’avventura fantastica completarle nel giro di un anno. Uno dei miei obiettivi compiuti era di correre una maratona prima dei miei quarant’anni. I sette continenti era diventato l’obiettivo per il mio quarantacinquesimo anno. Entrambi i miei figli sarebbero all’Università e sarei stata libera di correre quanto volevo e studiare la lingua francese (e la loro cucina!).

E la tua esperienza nello sport e con la corsa?

Sei anni fa ero a Lincoln Park con mia madre ed bambini e abbiamo incontrato il  preside della mia scuola elementare. Ci ha detto che io tenevo ancora il record di corsa sui 1600 metri per il nostro distretto scolastico. Non era ancora stato battuto dal 1985! Forse lui voleva solo essere gentile ma mia mamma ha insistito che doveva essere vero.

Al primo anno di liceo ho partecipato alle gare di corsa campestre. Avevamo una bella squadra ed è stato molto divertente. In primavera correvo in pista. 3200 metri era la mia gara, ma Coach Hopkins mi faceva fare 400 e 800 metri e le staffette. In una gara in particolare ho corso sempre sul lato destro dell’avversario. Non riuscivo proprio a passarla davanti  fino a quando non siamo arrivati negli ultimi duecento metri e ho pensato “basta, io sono più veloce di te!” Ho fatto lo sprint finale per vincere. Il mio allenatore era furioso. “Se tu avevi tutta quell’energia avresti dovuto sfruttarla prima!” Ho finito quarto nei campionati della città e ho corso poi nei finali statali quell’anno. Ancora oggi non riesco a correre sul lato destro di nessuno.

Da grande correvo ogni tanto, niente di che, un paio di chilometri quà e là. Questo fino a quando non iniziò il progetto “una maratona prima dei 40”. Mio padre mi comprò un libro su come prepararla in sedici settimane (Marathon Method di Tom Holland) e mia mamma mi ha regalato un Garmin per iniziare il mio sogno da maratona. Durante gli allenamenti mi meravigliavo ogni volta che allungavo la distanza. Ero stupito che i miei piedi mi portavano da un punto all’altro e poi di nuovo a casa.

Cosa ti ha spinto a cercare un allenatore per aiutarti nella preparazione?

Sapevo che correre sette maratone su sette continenti in un anno solare sarebbe stato un obiettivo impegnativo. D’altronde avevo anche sentito di persone ancora più folli che avevano partecipato agli Ironman! Mi sentivo di aver superato ciò che un libro o programma scaricato da internet poteva offrirmi. Avevo bisogno di un programma più personalizzato. Il mio nipote aveva parlato di Julia e ha suggerito che ci incontrassimo. Lui sicuramente pensava che avremmo avuto tante cose in comune: alte, bionde e donne americane che corrono!

Quale maratone o continente è stato il più interessante fino ad ora?

Ogni gara è veramente speciale per diversi motivi. Mia madre è cresciuta a San Francisco e quella maratona è stata difficile e molto emozionante per me. Lei era deceduta l’anno prima ed era la prima volta che ci ritornavo. Avevo mio fratello e mio figlio con me come squadra di sostegno. E’ stato un weekend indimenticabile. Anche se, devo dire, ho visto alcuni maratoneti in gara che indossavano la maglietta all’anno precedente e ho pensato “chi farebbe mai questa gara due volte ?!” La discesa era duretta.

La mia seconda maratona era la Venicemarathon, dietro casa. Il giovedì avevo organizzato una pasta party a casa mia per raccogliere soldi per AIRC e sono arrivata a € 3000! Domenica avevo molti amici sul percorso a fare tifo. Mentre correvo sul Grand Canal ho pensato “ma quanto sono fortunata”. Veramente, ho questo stesso pensiero alla partenza di ogni gara.

La prossima è stata a Queenstown, Nuova Zelanda. Mentre ero a San Francisco ho incontrati i miei zii e mi hanno raccontato che la loro figlia maggiore, Andrea, era andata a vivere a Christchurch un paio di anni fa per allevare capre. Ho potuto passare tempo con lei e la sua famiglia prima e dopo la gara. Con una laurea dall’Università di Stanford deve essere l’allevatrice di capre più educata in quel paese. Ho guidato per tutta l’isola e mi sono innamorata del paesaggio rude.

Non ho mai visto paesaggio così mutevole né incontrato persone così amichevoli. Queenstown è chiamata la capitale dell’avventura del mondo; paracadutismo e bungee jumping sono in cima alla lista delle attività. La maratona è stata dura; il percorso è stato in gran parte su trail e con una collina assolutamente massiccia. Sono fiera di non camminare in gara ma quella volta sono stata costretta prima di arrivare in cima. Tuttavia, camminare mi ha dato un momento per riprendere fiato e ammirare la bellezza del lago riempito di barche a vela che vedevo sotto. Mentre attraversavo la linea del traguardo lo speaker ha chiamato il mio nome e mi ha ringraziato per aver scelto la Queenstown Marathon come destinazione della mia gara in Oceania per i sette continenti. Ho festeggiato con il mio solito: birra e un Big Mac. Scusate, è nella mia DNA!

Una settimana dopo alle quattro e trenta di mattina ero sul autobus con le mie amiche Martina e Rossana per andare alla partenza della Bagan Temple Marathon. La partenza è stata bellissima. Guardando il sole che sorge mentre correvamo accanto ai resti di oltre 2.200 templi dal undicesimo al tredicesimo secolo è stato favoloso. Mentre mi guardavo intorno godendo il panorama ho visto delle mongolfiere galleggiando sopra nel cielo. Ancora una volta ho pensato: “ma quanto sono fortunata”. Come si è visto, molto! A metà strada mi congratulò per essere a metà del mio obiettivo. Felicità. Mi sono sentita ancora più felice quando negli ultimi cinquecento metri hanno annunciato che ero arrivata terza assoluta delle donne. Ho volato verso il traguardo. Tre maratone in trentatré giorni…

Il 31 gennaio a Marrakech ho raggiunto un altro obiettivo: ho finito una maratona in meno di quattro ore, 3:55:41 per la precisione. Ho sempre creduto che il tempo cronometrico non aveva importanza e che per me era più che sufficiente partecipare e arrivare in fondo alla gara tutte le volte. A Marrakech ho avuto l’aiuto di mio pacer personale, un amico che avrebbe corso gli ultimi chilometri con me quando divento pigra e rallento. Negli ultimi chilometri mi ha tenuto in perfetto orario, incoraggiandomi ad ogni passo. Ero così felice. In quella settimana ogni tanto mi fermavo e pensavo, “Wow! Ho corso una maratona in 3:55:41 …”

Julia non mi ha dato molto tempo per prosperare nel mio successo, la maratona in Antartide era fra meno di sei settimane e dovevo iniziare gli allenamenti. Antartide è stata sicuramente la maratona più avventurosa. Viaggiare per migliaia di chilometri su un rompighiaccio russo, attraversare il Passaggio di Drake con onde enormi era già un’avventura. Per scendere dalla nave dovevamo attrezzarci con giacche, pantaloni e stivali per poi prendere il gommone e raggiungere la linea di partenza. Il meteo era sicuramente degno dell’Antartide: in continua evoluzione! Aveva nevicato la notte prima e c’era neve per terra.

A colazione piovigginava ma alla partenza era diventata proprio pioggia. Al decimo chilometri è spuntato il sole per cinque minuti seguito subito dopo da una nuvola scura e colpi di vento. Al trentesimo chilometro il vento tirava sino a cinquanta nodi ed il nevischio gelido tagliava gli occhi e rendendo la visione impossibile. Ho corso attraverso fango e pozzanghere ghiacciate e con i piedi bagnati fradici e congelati. Non mi importava, volevo solo tornare alla nave. Ho finito la gara in secondo posto in 4:19:00, trentotto minuti la campionessa Australiana e vincitore della maratona di Sydney. Una soddisfazione enorme e mi sentivo benissimo.

Come hai trovato il carico di lavoro e gli esercizi?

Adoro gli allenamenti e gli esercizi! La cosa più difficile per me era di imparare le varie velocità richieste in allenamento. Era anche difficile all’inizio ricordarmi quanti minuti dovevo correre ad una velocità e quanti chilometri ad un altra. Diciamo che anche il mio cervello si è allenato.

Mi piace molto guardare il programma della settimana, mi piacciono le variazioni che Julia mi dà per ogni allenamento. Avere un programma di allenamento personalizzato mi ha aiutato a diventare un atleta più sicuro e più forte. Abbiamo anche discusso sulla nutrizione pre gara e durante la gara che per me è stato un punto di svolta.

Dopo aver conquistata il continente del Sud America alla maratona di Lima nel Perù e dopo questo enorme progetto dei sette continenti, quale sarà la tua prossima avventura?

Eventualmente mi piacerebbe provare le ultra maratone ma in questo momento mi sento di poter ancora dire la mia sulla distanza della maratona. Sicuramente devo togliere quei quarantuno secondi e qualificarmi per Boston. Poi, chissà, ogni paese Europeo? Non sono sicura ma so per certo che qualcosa mi verrà in mente!

 

Marathon Tours and Travel: Stephanie Madsen

What made you start running?
I have loved running since I was a child. When I was in grammar school, my grandfather used to take me to the track after evening band practice so I could run a few laps and work on my pacing for the annual track meet.

When and why did you decide you were going to run a half-marathon or marathon on all seven continents?
It was probably after my seventh or eighth marathon that I began to think about running on each continent.  That is when I discovered the Seven Continents Club. I could not believe there was a group of people like me who thought it was a cool objective to run on all seven continents. Slowly, I started planning and decided I could make my objective even more interesting: run all seven in one year! The year of my 45th birthday, I lost my Mom to cancer but decided to continue with my goal.  She had a love of travel and would have joined me on some races.  In my heart, I dedicated each race to her. I completed all seven continents in nine months and 20 days.

How do you stay motivated through all those miles?
The first miles are easy.  There is so much excitement at the beginning of the race, you can feel all of the positive energy. It usually takes me a few miles to “settle” in, and once I am in my zone, it is pure enjoyment. I love watching the scenery, or all the people cheering. That is dedication in my mind: standing on the side of a road and clapping hours on end for total strangers. At some point, my mind wanders to all of the other marathoners: what makes each one run? Who is running their first race? Who is on their 100th? Then it never fails, I see a woman or man in their 70’s just cruising along and I think, “Yes, I want to be like you when I’m older!” The fact that I am physically able to run makes me so thankful, and that is motivation enough!

How many marathons and/or half-marathons have you run?
I have run 25 marathons (Treviso, Chicago, Paris, NYC, Rome, Amsterdam, Copenhagen, Nice-Cannes, Prague, Puglia, San Francisco, Venice, Queenstown, Bagan, Marrakech, Antarctica, Lima, Dublin, Milan, Indianapolis, Dubai, DC, Jerusalem, Tromsø, Ravenna) and one ultra.

What is your favorite race and why?
Two of the most memorable races for me were San Francisco and Antarctica.  The San Francisco Marathon was the first of my seven continents adventure and I was running in my mother’s hometown. Running across the Golden Gate Bridge, up and down the streets with cable cars, through China Town, and past Pier 39 made me constantly think of my Mom. It was the hardest, yet most satisfying marathon I’ve ever run.

Antarctica is because being on the Icy Continent with penguins cheering you on is such an awesome experience. The year I ran, it was really challenging.  The day started out with fresh snow on the ground and more falling from the sky, which quickly turned to sleet. The sun may have come out for a few minutes, but then 80 mph winds picked up and sleet or rain started pounding down. I kept myself motivated by thinking of Amundsen and Shackleton. They did the hard work of exploring so 100 years afterwards, I could run a marathon!

What race did you learn the most about yourself?
Probably the first marathon, in Treviso, Italy. After all those months of preparation where every Sunday was dedicated to a long run and most Saturday nights I was in bed early, not to mention all those runs in the rain.  It was such a thrill to finally be running my first marathon. I felt strong. I realized if I set a goal for myself and really worked hard, I could accomplish it.  In addition, I ran negative splits, so that made me think about where to run my second marathon.

What is your favorite part about running and traveling?
I am such a curious person.  I like to learn about new places and cultures.  I love meeting new people. I have met so many runners over the years and I feel as though there is a kind of camaraderie between runners that gives you an instant connection.

It doesn’t have to be a race, but what is your favorite place/city to run?
My favorite place to run are the country roads outside my home in Northern Italy. The views of the mountains are inspiring! My favorite city to run in is my hometown, Chicago. Nothing beats a run along the lakefront!

What word would your friends use to describe you?
Free-spirited, although I am not sure why!

What words of advice would you give to someone who is training for their first marathon or half-marathon?
Train properly and enjoy it! There is nothing like it. I completed one 20 mile training run before my first marathon, and during the race I was so excited when my watch read 21 miles, 22 miles, etc. Each mile made me feel stronger.  It was such an empowering feeling!